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Vi racconto una foto #24 / Non bisogna sottovalutare l’importanza che può avere la fotografia di paesaggio per raccontare il presente

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Vi racconto una foto ·
Tags: Vi Racconto Una FotoDolomitiMarmoladaGhiacciaioLago FedaiaStoriaCambiamento Climatico
Negli ultimi anni tendo sempre più a pensare che al grande pubblico sfugga l'importanza che può avere la fotografia di paesaggio nel raccontare il nostro tempo, importanza che viene invece normalmente e giustamente attribuita ai fotografi di guerra e di reportage. Probabilmente questo dipende anche dal fatto che molti fotografi moderni - in particolare gli amatori, a dirla tutta - tendono ad approcciarsi al paesaggio in modo molto emozionale, sdoganando così strumenti che tendono ad alterare in modo significativo le loro fotografie, per esempio eliminando elementi considerati di disturbo o modificando cieli. Questi approcci non sono da biasimare, specialmente quando vengono dichiarate le alterazioni, ma io, al contrario, preferisco un approccio molto più naturale con la fotografia. Ritengo che questo modo di fotografare possa con il tempo aiutare chi verrà dopo di noi ad avere una migliore idea di come fosse il mondo prima della loro nascita.

Questa foto della Marmolada per esempio è molto recente - del settembre 2014 - eppure ha già assunto una sua valenza storica visto che il ghiacciaio in questi anni si sta trasformando lentamente, ma inesorabilmente, e possiamo rendercene conto solamente dal confronto di fotografie di epoche diverse perché altrimenti sarebbe impossibile farlo a memoria. In particolare, il 3 luglio del 2022 c’è stato un grosso cambiamento che in molti ricorderete, quel giorno si staccò una porzione immensa di ghiacciaio che provocò 11 morti e 8 feriti, mutando le forme della Marmolada in maniera tanto improvvisa quanto definitiva. Nel 2023, invece, per la prima volta il ghiacciaio principale è sceso sotto i 100 ettari di estensione. Per capirci, nel 1880 era di ben 476 ettari.

In futuro tornerò a scattare una fotografia da questo identico punto e nel medesimo periodo, ma il risultato sarà purtroppo molto diverso perché sarà il ghiacciaio ad essere cambiato per sempre. Si stima che se le cose non cambieranno entro 20 anni potrà di fatto sparire o essere declassato, come è già successo al Ghiacciaio del Calderone nell’Appennino Centrale.

Se si raccogliessero le fotografie scattate nel tempo da diversi fotografi sarebbe possibile mostrare visivamente questi cambiamenti in modo molto più efficace di quanto possano descrivere solamente le parole ed è per questo che documentare lo stato del nostro paese attraverso la fotografia dovrebbe essere un’attività tutelata dallo Stato.



Vi racconto una foto #2 / Il lago… defilato!

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio

Il 6 settembre 2022, durante una vacanza nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ho deciso di fare un'escursione fino al lago di Pilato. Un vero e proprio simbolo di questo splendido parco nazionale. Non esiste appassionato di montagna che possa esimersi dall’andare a vederlo quando si trova in quelle zone perché si tratta veramente di un posto dal fascino ineguagliabile. È inoltre un lago di origine glaciale nonostante si trovi negli appennini e questo lo rende praticamente unico tra i laghi a sud delle Alpi.  La sua forma poi lo fa somigliare a un paio di occhiali rendendolo estremamente riconoscibile e fotogenico.

Deve il suo nome a una leggenda tanto intrigante quanto inverosimile: Ponzio Pilato sarebbe stato chiamato a Roma dall'imperatore Vespasiano che lo avrebbe condannato a morte per non aver impedito la crocifissione di Gesù Cristo, ma di questo non ci sono prove che lo accertino storicamente. A quel punto il suo corpo sarebbe stato posto su un carro trainato da due bufali che da Roma lo avrebbero portato, anche se non se ne capisce il motivo, fino ai Monti Sibillini. I bufali si sarebbero quindi gettati con il carro e il corpo di Pilato nel lago legando indissolubilmente il nome del prefetto romano a quello del lago e rendendo in questo modo il lago il posto perfetto per ambientarci storie di demoni e di spiriti maligni.
Se si lasciano da parte le leggende esiste anche un'altra motivazione che rende veramente unico il lago: la presenza di un minuscolo crostaceo che misura circa 1 centimetrodi lunghezza da adulto e che prende il nome di Chirocefalo del Marchesoni. Un animale endemico di questo lago, cioè vive solamente in queste acque. Non è possibile trovarlo in nessun altro luogo al mondo che non sia questo piccolo lago montano.

Quando sono arrivato al cospetto del lago, appena sotto l'imponente Pizzo del Diavolo, mi sono ritrovato peròdi fronte a un bacino completamente asciutto a causa della siccità e del prolungato caldo estivo. Insomma, per usare un gioco di parole, potremmo dire che il Lago di Pilato si era defilato.

Non è la prima volta che questo accade nella storia e non sarà di certo l'ultima, ma se si inserisce il prosciugamento del lago in un quadro globale ritengo che sia lecito considerarlo come un evento legato al cambiamento climatico dovuto all'azione dell'uomo. Infatti, anche se non è la prima volta che ciò accade, non bisogna sottovalutare il fatto che estati sempre più calde di anno in anno vengano registrate con una costanza allarmante e che se a questo calore intenso e prolungato si legano anche la mancanza di precipitazioni e nevicate poco abbondanti in inverno c'è poco da stare tranquilli. E il Chirocefalo del Marchesoni che fine farà? Per fortuna la natura ci ha dimostrato che questo crostaceo riesce a far schiudere una parte delle sue uova anche dopo un periodo di secca del lago. Si compie però un errore enorme se si pensa che allora sia tutto a posto così, che tanto la natura ha permesso a questa specie endemica di sopravvivere in condizioni straordinarie. Se queste condizioni climatiche in futuro si verificheranno con maggiore frequenza, per non dire tutti gli anni con una certa regolarità, non si può escludere che una popolazione fiaccata da anni e anni di condizioni al limite della sopravvivenza non possa finire per estinguersi. Chiunque di noi può sopravvivere un giorno senza mangiare, ma se questa condizione si ripete tutti i giorni le cose, ahimè, cambiano.

Spesso quando si parla di cambiamento climatico con le persone queste fanno fatica a valutarne gli effetti per un semplice motivo: non conoscono e non frequentano la montagna. La montagna infatti nonostante la sua imponenza è un posto fragile, dagli equilibri precari e per questo non smette di lanciarci segnali di allarme che l'uomo tende sistematicamente a ignorare preso da altre emergenze. Guerre, pandemie e crisi energetiche sono considerate importanti perché hanno ricadute immediate sulla vita di tutti i giorni, eppure se l'umanità si fermasse a riflettere su quel che ci costerà veramente il cambiamento climatico davanti a una bolletta raddoppiata farebbe spallucce e chiederebbe alla politica mondiale di concentrarsi sulla crisi climatica.

Ritengo che l'unico modo per insegnare ai bambini delle nuove generazioni a interpretare i segnali che il pianeta ci invia non sia fargli vedere documentari in TV o fargli fare un giorno di sciopero da scuola, ma di portarli con una certa regolarità e con gente esperta a vedere i segnali che la montagna ci invia per fargli toccare con mano quel che stiamo distruggendo.

Se solo venisse insegnata come si deve l'educazione ambientale nelle scuole forse ne potrebbe trarre giovamento l'intera umanità e anche le scelte di chi ci governa sarebbero costrette a tenerne conto.




Gianluca Laurentini Photography
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