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Vi racconto una foto #13 / Una storia di pizze e arcobaleni

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Vi racconto una foto ·
Tags: Vi Racconto Una FotoLago di ScannoParco Nazionale d'Abruzzo Lazio e MoliseAbruzzoMontagnaArcobaleno

Se dovessero raccontarvi la genesi di questa fotografia alcuni fotografi che conosco sono sicuro che lo farebbero inventando una storia ai limiti dell'eroico. Ricordo ancora un noto e bravo fotografo che raccontò della sua passeggiata verso il Lago del Sorapiss al pari di un'avventura himalayana che avrebbe fatto invidia a Messner. E, se non ci siete mai stati, vi posso assicurare che il Lago del Sorapiss viene raggiunto da molte famiglie con bambini. A mio avviso invece è molto più interessante raccontare i fatti reali per come si sono svolti, anche perché aiutano a dimostrare una volta in più che Ross Brawn - direttore tecnico della Ferrari dei tempi di Schumacher - aveva ragione quando diceva che la fortuna non esiste, ma la fortuna consiste nel duro lavoro per farsi trovare preparati quando succede qualcosa di imprevedibile. Può sembrare una frase scontata, ma è assolutamente vero che se nel quando ci si trova al posto giusto e al momento giusto non ci si fa trovare preparati, allora la fortuna, in fotografia come in Formula 1, semplicemente non esisterà.

Quel pomeriggio aveva piovuto molto nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ed era stato impossibile fare qualsiasi tipo di attività in sicurezza all'esterno. Un buon momento per riposarsi e leggere un libro, almeno nelle ore in cui mio figlio era impegnato con il riposino pomeridiano. In quei giorni mi trovavo infatti in vacanza con la famiglia e avevamo preso in affitto una casa sulle rive del Lago di Scanno, un posto da sogno nonostante la casa fin troppo "rustica". La sera per fortuna iniziò a spiovere e decisi di andare a comprare delle pizze per cena e qui entra in ballo il discorso sulla fortuna che ho fatto in apertura, infatti non so quanti di voi sperando che si verifichino buone condizioni per fotografare vadano a comprare le pizze portando in macchina la propria reflex e il cavalletto. Io in questo caso l'ho fatto. D'altra parte dopo la pioggia il cielo spesso regala belle sorprese e conviene farsi trovare preparati.

Uscii per andare a prendere le pizze in una pizzeria trovata su Google Maps e, uscito dal locale, mi accorsi che non solo aveva smesso definitivamente di piovere, ma il cielo si stava aprendo e ciò poteva portare a un buon tramonto. Quando ero ormai prossimo all’appartamento guardai nello specchietto retrovisore e vidi che si stava formando un arcobaleno. Parcheggiai la macchina al volo e, prendendo l'attrezzatura fotografica che avevo portato con me e lasciando le pizze sul sedile, mi affrettai a scendere sulla sponda del lago. Tutto l'evento durò pochi minuti, ma proprio nel momento in cui l'arcobaleno era al suo apice e si cominciò a intravedere un accenno di secondo arcobaleno io ero quanto più vicino possibile alla superficie del lago con la macchina fotografica pronta a scattare sul cavalletto, così feci in tempo a realizzare giusto un paio di fotografie buone prima che l'arcobaleno sparisse.

Se ve lo state chiedendo tutto l’evento durò così poco tempo che le pizze rimasero abbastanza calde per la cena. Dunque si tratta di una storia a lieto fine non solo per me che ho così fotografato l’arcobaleno, ma anche per chi aspettava la cena a casa.



Vi racconto una foto #5 / Camosci? Neanche uno!

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio

Dicono che il Camoscio Appenninico sia il più bello al mondo. Non a caso il suo nome scientifico è Rupicapra ornata, un modo per indicare il suo manto particolarmente maestoso. Per apprezzarlo però bisogna andarlo a cercare in autunno inoltrato, quando il camoscio si prepara alla stagione invernale e il manto è al massimo del suo splendore. Per questo motivo sono andato più volte nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise in quel periodo per poterli incontrare e fotografare.
Esistono molti posti dove è possibile incontrarli, uno di questi è la Val di Rose. L’escursione non è complicata di per sé, ma si tratta di circa 800 metri di dislivello da percorrere con l’attrezzatura fotografica e bisogna obbligatoriamente portare con sé un teleobiettivo. Considerate che il mio pesa circa 1,6 kg, se a questo aggiungete il peso del corpo macchina, di un altro obiettivo, del pranzo e dell’acqua capirete facilmente che si tratta di una “passeggiata” abbastanza faticosa.

Il giorno in cui ho scattato questa foto sono partito la mattina presto da Roma con il mio amico Diego. Sapevamo che non sarebbe stata una giornata di sole pieno, ma non rischiavamo nemmeno di trovarci in una tempesta. Comunque eravamo partiti pronti ad affrontare qualunque situazione con ottimismo, a parte il traffico tentacolare di Sora che è una costante spina nel fianco quando ci si dirige verso il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise da quel versante.

Dopo il classico caffè pre-escursione abbiamo iniziato a salire. Quando eravamo circa a un terzo del percorso abbiamo incontrato una famiglia di francesi in vacanza che stava scendendo verso Valle proprio dalla Val di Rose. Ci siamo fermati per un saluto e un breve scambio di informazioni e ci hanno detto che la passeggiata era fantastica, ma faticosa e che avevano visto parecchi cavalli allo stato brado. Provai a chiedere se avessero avvistato i camosci ricordandomi non so come che in francese si chiamano “chamois” e la risposta fu: “Camosci? Neanche uno!”. A quel punto ricordo lo sguardo perplesso di Diego, al quale avevo promesso di vederne in quantità. Abbiamo salutato gli altri escursionisti e abbiamo continuato a salire fino ad arrivare in Val di Rose e dirigendoci verso il Rifugio Forca Resuni.
Con le luci basse date dalle nuvole in effetti sembrava non ci fossero camosci, ma conoscendo i luoghi in cui questi animali si radunano dalle escursioni precedenti è bastato salire abbastanza per vedere che ce n’erano non meno di una decina proprio vicino a noi.
Nonostante la leggera pioggerellina  che nel frattempo ci aveva raggiunti e la naturale diffidenza di questi animali sono riuscito piano piano ad avvicinarmi a un esemplare e a scattargli diverse fotografie. Sono particolarmente affezionato a questa sia per l’espressione del camoscio sia per il fatto che si riescono a vedere le gocce di pioggia in controluce a ricordo del clima che abbiamo trovato in quota.
Una giornata bellissima in cui ho potuto riportare a casa con me numerose fotografie e anche tante preziose emozioni che conserverò per sempre.



Gianluca Laurentini Photography
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