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Vi racconto una foto #25 / Un finale davvero inaspettato

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Vi racconto una foto ·
Tags: Vi Racconto Una FotoSardegnaBosaChiesa di San Pietro extra muros
Questa foto raffigura la Chiesa di San Pietro extra muros di Bosa, in Sardegna. È una chiesa costruita circa 1000 anni fa ed è una delle più importanti della Sardegna, ma non volevo raccontarvi la storia della chiesa, mi interessava invece raccontarvi un episodio veramente curioso che mi è capitato pochi minuti prima di scattare questa foto.

Sono arrivato di fronte alla chiesa in un pomeriggio estivo e mentre parcheggiavo ho notato che proprio di fronte al portone c'era parcheggiata una Fiat Panda rossa. Non volevo scattare una foto in quelle condizioni, così ho fatto un giro attorno alla chiesa per vedere se per caso ci fosse il proprietario dell'auto per capire se fosse in procinto di andarsene oppure no.

Mentre ammiravo la chiesa da ogni sua angolazione ho incontrato tre persone. Due di queste dovevano essere marito e moglie, l'altro era un uomo che li accompagnava. Il primo uomo, quello che sembrava essere il marito della donna, a un certo punto si è messo di fronte alla chiesa con il cellulare in mano pronto per scattare una fotografia. Mentre scattava la sua fotografia ha iniziato a lamentarsi per la presenza dell'auto, che si trovava proprio di fronte alla chiesa.

Assistendo a questo episodio mi sono rassegnato all'idea di dover fotografare anche io la chiesa con la Panda rossa in bella vista per poi cercare di porre rimedio in post produzione dato che non c'era nessun altro in zona da poter identificare come possibile proprietario dell'auto. Del tutto inaspettatamente invece l'uomo, dopo aver scattato la sua fotografia, ha messo il cellulare in tasca, ha preso delle chiavi e con il resto del gruppo è entrato proprio nella Panda rossa che gli aveva dato tanto fastidio, ha messo in moto e se n’è andato.

Non ci potevo credere, avevo la possibilità di fotografare la facciata della chiesa libera da ostacoli, mentre il proprietario dell'auto, che si era lamentato della presenza della sua stessa auto, per pigrizia se ne era andato accontentandosi di riprendere la chiesa con la sua Panda rossa parcheggiata proprio in bella vista.



Test dell'obiettivo Canon RF 24-240mm f/4-6.3 IS USM

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Fotografiamo ·
Tags: TestCanonRF 24-240mm f/4-6.3 IS USMFotografiamo.net

P
ubblicato il 26/6/2026 sul blog fotografiamo.net il test dell'obiettivo Canon RF 24-240mm f/4-6.3 IS USM.

Per leggerlo clicca qui.



Vi racconto una foto #24 / Non bisogna sottovalutare l’importanza che può avere la fotografia di paesaggio per raccontare il presente

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Vi racconto una foto ·
Tags: Vi Racconto Una FotoDolomitiMarmoladaGhiacciaioLago FedaiaStoriaCambiamento Climatico
Negli ultimi anni tendo sempre più a pensare che al grande pubblico sfugga l'importanza che può avere la fotografia di paesaggio nel raccontare il nostro tempo, importanza che viene invece normalmente e giustamente attribuita ai fotografi di guerra e di reportage. Probabilmente questo dipende anche dal fatto che molti fotografi moderni - in particolare gli amatori, a dirla tutta - tendono ad approcciarsi al paesaggio in modo molto emozionale, sdoganando così strumenti che tendono ad alterare in modo significativo le loro fotografie, per esempio eliminando elementi considerati di disturbo o modificando cieli. Questi approcci non sono da biasimare, specialmente quando vengono dichiarate le alterazioni, ma io, al contrario, preferisco un approccio molto più naturale con la fotografia. Ritengo che questo modo di fotografare possa con il tempo aiutare chi verrà dopo di noi ad avere una migliore idea di come fosse il mondo prima della loro nascita.

Questa foto della Marmolada per esempio è molto recente - del settembre 2014 - eppure ha già assunto una sua valenza storica visto che il ghiacciaio in questi anni si sta trasformando lentamente, ma inesorabilmente, e possiamo rendercene conto solamente dal confronto di fotografie di epoche diverse perché altrimenti sarebbe impossibile farlo a memoria. In particolare, il 3 luglio del 2022 c’è stato un grosso cambiamento che in molti ricorderete, quel giorno si staccò una porzione immensa di ghiacciaio che provocò 11 morti e 8 feriti, mutando le forme della Marmolada in maniera tanto improvvisa quanto definitiva. Nel 2023, invece, per la prima volta il ghiacciaio principale è sceso sotto i 100 ettari di estensione. Per capirci, nel 1880 era di ben 476 ettari.

In futuro tornerò a scattare una fotografia da questo identico punto e nel medesimo periodo, ma il risultato sarà purtroppo molto diverso perché sarà il ghiacciaio ad essere cambiato per sempre. Si stima che se le cose non cambieranno entro 20 anni potrà di fatto sparire o essere declassato, come è già successo al Ghiacciaio del Calderone nell’Appennino Centrale.

Se si raccogliessero le fotografie scattate nel tempo da diversi fotografi sarebbe possibile mostrare visivamente questi cambiamenti in modo molto più efficace di quanto possano descrivere solamente le parole ed è per questo che documentare lo stato del nostro paese attraverso la fotografia dovrebbe essere un’attività tutelata dallo Stato.



Test della fotocamera Canon EOS R6 Mark III

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Fotografiamo ·
Tags: TestCanonEOS R6 Mark IIIFotografiamo.net
Ho pubblicato oggi il test della mirrorless Canon EOS R6 Mark III. Per leggerlo clicca qui





Una piccola riflessione sull'assetto attuale di Fontana di Trevi

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Riflessioni ·
Tags: RomaFontana di Trevi

Fino a qualche mese fa fare una foto come questa di Fontana di Trevi sarebbe stato più complicato perché le persone si radunavano per la maggior parte nella zona più bassa della fontana, quella che per secoli ha accolto residenti e turisti. Ora, con la nuova bigliettazione che impone il pagamento di due euro per accedere a quell'area, si genera spesso un fenomeno che era del tutto prevedibile, cioè che la parte più bassa risulti essere semi vuota, mentre la piazza è spesso congestionata dal gran numero di persone che guardano la fontana dall'alto per risparmiare i soldi del biglietto. D'altra parte la differenza è di appena qualche metro e molti turisti di oggi sono, ahimé, del tipo mordi e fuggi. Un selfie e via per poter dimostrare di esserci stati, ma non hanno un vero interesse nell'ammirare questo capolavoro.
Ritengo questa gestione del monumento sbagliata e l'ho anche detto in passato, nonostante da cittadino romano io possa accedere gratis e ciò va a mio vantaggio perché posso godere della bellezza di questo luogo con maggiore tranquilità, ma la cosa che vale la pena far notare è che il problema di molte città d'arte non è di eccesso di  turismo - od overtourism, come si dice oggi - ma della sua qualità. Chi viene da lontano o lontanissimo e si accontenta di vedere la fontana in mezzo a questa ressa dovrebbe chiedersi se è venuto fino a Roma per conoscere Roma, per poter aggiungere una spunta alla lista delle città visitate o per poter animare la propria galleria di Instagram senza aver davvero capito dove si trovi.




Vi racconto una foto #23 / Per una volta una foto comoda da scattare

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoSpagnaMalagaAndalusiaCastello di GibralfaroAlcazaba

Quando viaggio i miei viaggi sono tutto fuorché rilassanti. Spesso mi sveglio presto, rimango fuori fino a tardi, cammino per chilometri e chilometri e quando torno a Roma mi capita di dovermi prendere un paio di giorni di riposo per riprendermi. È capitato più di qualche volta di essere partito con le scarpe nuove ed essere tornato a casa con le suole praticamente lisce.

Quando ho visitato l'Andalusia ho programmato un viaggio a tappe molto interessante nel quale ho trovato ogni tipo di clima, dalla pioggia invernale al sole pieno. Mi sono ritrovato a battere i denti per il freddo all'alba a stare in maglietta a mezze maniche seduto in spiaggia con la famiglia.

L'ultima tappa del mio viaggio era prevista a Malaga ed essendo cosciente che l'ultima tappa è sempre quella un po' più delicata perché la stanchezza si fa sentire, quando mi sono trovato a prenotare un appartamento per gli ultimi giorni ho cercato qualcosa che mi potesse aiutare a non dover fare lunghe trasferte a piedi e mi sono imbattuto in un annuncio pubblicato solo pochi giorni prima su Airbnb di una casa con una vista meravigliosa sull’Alcazaba (il distretto militare) e il castello di Gibralfaro. Le foto dell'annuncio parlavano chiaro e ho fatto anche un sopralluogo tramite street view per vedere se l'annuncio potesse essere realistico. Appurato il fatto che tutto sembrasse a posto ho prenotato e quando sono arrivato la vista dalla sala da pranzo era esattamente quella a corredo di questo post.

Non potete immaginare che soddisfazione la mattina seguente aver potuto fotografare all'alba l’Alcazaba in pigiama e giacca a vento direttamente dall'appartamento! Naturalmente la sera precedente avevo già sistemato il cavalletto e la fotocamera per farmi trovare pronto e potermi svegliare il più tardi possibile.



Test della Fotocamera Fujifilm GFX100RF

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Fotografiamo ·
Tags: TestFujifilmGFX100RFFotografiamo.net
Ho pubblicato oggi il test della mirrorless Nikon Z 6III. Per leggerlo clicca qui






Una mia foto pubblicata sul numero speciale di Bell'Italia

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Clickalps ·
Tags: Bell'Italia speciale Milano CortinaLago di Anterselva
Sul numero speciale di Bell'Italia per le olimpiadi di Milano-Cortina del 2026, uscito il 9 dicembre 2025 in abbinamento con il Corriere della Sera viene pubblicata una foto del Lago di Anteselva nelle pagg. 166 e 167.





Test della fotocamera Nikon Z 6III

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: TestNikonZ 6IIIFotografiamo.net
Ho pubblicato oggi il test della mirrorless Nikon Z 6III. Per leggerlo clicca qui




Vi racconto una foto #22 / Quando provarono a insegnarmi come scattare una mia fotografia

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoRomaSotto il cielo di RomaBianco e NeroPonte Sant’AngeloCupola di San PietroNotte

Nel 2011 ero ancora agli inizi del mio percorso professionale nel mondo della fotografia. Scattavo già da tempo, parecchi anni, ma l’idea che la fotografia potesse diventare un lavoro vero e proprio stava iniziando ad affacciarsi proprio in quel periodo e sapevo di avere ancora molto da imparare per poter fare quel salto di capacità che è necessario per chi vuole passare dall’essere un fotoamatore all’essere un professionista.

Presentai a delle persone una serie di fotografie di Roma in bianco e nero che avevo scattato nei mesi precedenti e tra queste c’era il bravissimo Angelo Paionni, che su Roma ha realizzato un progetto pazzesco che è diventato anche un libro che ho nella mia libreria. A lui piacque subito il progetto e mi chiese se volevo esporre quelle fotografie in un Centro Commerciale di Roma. Accettai subito questa proposta, anche perché mi piace avere un contatto con il pubblico e in quel periodo ne avevo particolarmente bisogno per capire se la direzione intrapresa potesse essere quella giusta. Oggi purtroppo non riesco più a dedicarmi all’esposizione di un mio progetto nonostante di foto ne abbia parecchie da mostrare, ma mi auguro che le cose possano cambiare in futuro.

Andai a montare le foto e, una volta finito, mi fermai a riposare un attimo. Misi nello zaino gli strumenti che mi erano serviti per montare le foto e prima di andare via mi fermai a dare un’ulteriore occhiata alle foto, per capire se fossero disposte in modo corretto o se fosse necessario cambiare posizione a qualcuna di esse. Mentre ero di fronte a questa foto mi si avvicinò un signore e iniziò a parlare: “Belle queste foto, ma lo sai come si fa questa?”, prima che potessi rispondere riprese: “Qui l’autore ha sicuramente usato il flash”. Non appena provai a dire qualcosa mi fece un segno con la mano e proseguì: “sono più di 30 anni che fotografo, stammi a sentire”. Io ero un po’ perplesso, ma anche curioso di vedere dove sarebbe andato a parare e lo ascoltai. Continuò la sua spiegazione, ribadendo più volte il fatto che lui fotografava da oltre 30 anni e poteva insegnarmi qualcosa. Finì un paio di minuti dopo, quindi mi fece finalmente parlare e io risposi: “guardi, veramente io non l’ho scattata così”. Assunse un’espressione sbigottita: “Ma sei tu l’autore? Belle queste foto, ma dimmi un po’, come l’hai scattata questa?”

Passai qualche minuto a illustrare le foto e il progetto al signore, che trovandosi di fronte a un ragazzo più giovane si era sentito in dovere di spiegargli qualcosa che neanche lui sapeva, ma che poi si mostrò più aperto e simpatico rispetto a quanto avessi sospettato in quel primo approccio e che mi salutò facendomi i complimenti e dicendomi: “grazie, ho imparato un sacco di cose oggi.”



Test della fotocamera Fujifilm X-T30 III

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Fotografiamo ·
Tags: TestFujifilmX-T30 IIIFotografiamo.netXC 13-33mm f/3.5-6.3 OIS
Ho pubblicato oggi il test della mirrorless Fujifilm X-T30 III in abbinamento al nuovo obiettivo kit XC 13-33mm f/3.5-6.3 OIS.
Per leggerlo clicca qui.





Test della fotocamera Nikon Z8

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Fotografiamo ·
Tags: TestNikonZ8Fotografiamo.net
Ho pubblicato oggi il test della mirrorless Nikon Z8. Per leggerlo clicca qui





Test della fotocamera Fujifilm X-E5

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Fotografiamo ·
Tags: TestFujifilmX-E5Fotografiamo.net

Ho pubblicato questa mattina il test della mirrorless Fujifilm X-E5. Per leggerlo clicca qui.



Vi racconto una foto #21 / Un test che mi ha dato un’importante conferma

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoFotografia all’infrarossoIsola d’ElbaChiessiIsoladiCapraia Mare NikonD90IRToscanaItalia

Questa foto è stata scattata con una fotocamera appositamente modificata per catturare la luce infrarossa. Questo normalmente non è possibile grazie a un filtro che scherma quel tipo di radiazione e che consente alla fotocamera di riprendere solo nello spettro visibile, lo stesso che vede il nostro occhio per intenderci, ma si può apportare una modifica per renderlo fattibile.

Per anni sono stato interessato alla fotografia IR - così viene normalmente chiamata - e più di una volta ho valutato se convenisse comprare i filtri appositi ottenendo un effetto molto parziale, oppure se fosse più giusto modificare un vecchio corpo macchina per farlo diventare a tutti gli effetti un corpo IR. Purtroppo, trattandosi di una modifica non reversibile, una volta presa la decisione non si potrà tornare indietro. Non so se avete presente quelle situazioni in cui qualcosa vi intriga, ma sentite che potrebbe essere solo una voglia di breve durata e non ha senso procedere, ma per me era così.

Nel 2024 ero impegnato in un workshop fotografico sull’Isola d’Elba quando un amico mi ha detto: “Ho portato la mia Nikon D90 modificata IR, vuoi provarla?” e non mi sono lasciato scappare l’occasione. Come ho già detto mi ha sempre incuriosito questa tecnica, prevalentemente per il fatto di non poter prevedere al 100% ciò che verrà registrato dalla fotocamera, in una reflex infatti il mirino è di tipo ottico. Ho così scattato qualche foto con questa fotocamera gentilmente prestatami e anche sapendo che la vegetazione appare generalmente chiara, quasi bianca, non potevo immaginare quanto il mare apparisse di un nero profondo con un corpo macchina del genere. Stavo vedendo la costa di Chiessi e in lontananza l’isola di Capraia con degli splendidi colori primaverili, ma quando fotografavo il risultato era completamente diverso da quello che vedevo e ciò mi sembrava incredibilmente affascinante.

Come potrete immaginare ho scattato diverse fotografie, le ho anche comparate ad altre scattate con la mia macchina fotografica per fare dei confronti. Passato l’entusiasmo iniziale però mi sono reso conto che anche se i risultati erano interessanti, quello non è il mio modo di fotografare e vedere il mondo. Un gioco interessante per passare una mattinata diversa, ma che oltre a questo non sarebbero servite a molto quelle fotografie, che infatti prima d’ora non ho mai mostrato a nessuno, e sono stato felice di non aver mai sacrificato un vecchio corpo macchina per farlo diventare IR.



Vi racconto una foto #20 / La storia del cerchio di luce attorno alla Fontana delle Rane

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoRomaQuartiere CoppedèLunga esposizioneFontana delle RaneMaserati

Chi mi segue da tempo avrà notato che non sono un grande amante della presenza delle scie luminose a tutti i costi nelle fotografie. Nonostante scatti moltissime fotografie notturne per me, quando sono presenti le scie luminose, queste devono avere un senso e aiutare la composizione della fotografia in qualche modo, altrimenti è meglio non averle perché spesso rischiano di distrarre l'attenzione dal vero soggetto. In questo caso le scie luminose non hanno alcuno scopo, ma sono solo il ricordo di una spassosa vicenda capitata una sera d'estate e che mi fa piacere raccontarvi.

Mi trovavo in una calda sera di agosto insieme a due amici al Quartiere Coppedè per scattare qualche foto. Il Coppedè è un quartiere di Roma poco conosciuto anche da molti romani, che purtroppo si può fotografare con calma solo quando la maggior parte delle persone sono in vacanza, altrimenti è quasi impossibile portare a casa un'immagine senza macchine parcheggiate, spesso anche in doppia fila.

Una volta arrivati sul posto io e i miei amici iniziammo a fotografare, anche se solo una parte dell'illuminazione stradale era già accesa, per la rimanente parte sarebbe servita almeno un'altra ora di attesa ed è per questo che vedete lo sfondo così buio.

A un certo punto arrivò un tizio con un SUV della Maserati argentato. Penso fosse un Maserati Grecale nuovo di pacca, ma comunque non è così importante il modello. Parcheggiò davanti al Palazzo del Ragno, in una posizione in cui non sarebbe stato possibile non averlo in mezzo all’inquadratura da praticamente qualsiasi punto, quindi smettemmo di fotografare aspettando che ripartisse. L'uomo dopo aver fatto sfoggia dei suoi abiti firmati scendendo dall'auto, tornò al suo interno, accese la macchina e iniziò a far salire i giri del motore senza un vero senso, solo per attirare l’attenzione.

Eravamo perplessi, non capivamo cosa stesse succedendo e ci infastidiva un po' l'idea di dover aspettare un tempo indefinito, quando a uno dei miei amici venne in mente un'idea a metà tra il colpo di genio e la trovata che in un film americano ti fa ritrovare fatto a pezzi nel bagagliaio di un'auto abbandonata una settimana dopo i fatti. Per farla breve si avvicinò all'uomo in macchina e quando ancora era piuttosto lontano l'uomo esclamò: "ti piace la macchina, eh?!"
"Moltissimo", rispose. Poi proseguì: "noi stiamo facendo delle foto, potresti fare qualche giro intorno alla fontana per noi?"
L'uomo era chiaramente a digiuno di fotografia, ma era talmente egocentrico che si sentì onorato di tanta attenzione. Devo ammettere il mio scetticismo per quella trovata, ma il tizio maseratimunito iniziò a girare attorno alla Fontana delle Rane per noi. A quel punto scattai la foto che vedete più come ricordo della serata che altro.
L'uomo fece 3, 4, 5 e più giri della fontana, poi si fermò di fronte a noi e ci chiese: "è venuta bene la macchina?"
"Benissimo!", fu la nostra risposta all'unisono, mentre dentro di me speravo che non ci chiedesse di vedere le foto scattate perché l'unica cosa che non si sarebbe mai potuta vedere in quegli scatti era proprio la macchina. L'uomo per fortuna aveva già soddisfatto il suo desiderio di essere notato e partì sgommando per non tornare più, lasciandoci il campo libero per ricominciare a fotografare in tutta tranquillità.



Test dell'obiettivo Canon RF 100-500mm f/4.5-7.1L IS USM

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
Pubblicato da in Fotografiamo ·
Tags: TestCanonRF 100-500mm f/4.5-7.1L IS USMFotografiamo.net
Ho pubblicato questa mattina il test dell'obiettivo per mirrorless Canon RF 100-500mm f/4.5-7.1L IS USM. Per leggerlo clicca qui.



Vi racconto una foto #19 / Un panorama veramente dettagliato

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoRomaFotografia PanoramicaFujifilmGFX100 II
Quel giorno grandi nuvole si stavano addensando su Roma, così ho deciso di salire sul Campidoglio e scattare una fotografia panoramica che andasse dal Teatro Marcello fino al Vittoriano.
Una fotografia panoramica in digitale è composta da una serie di scatti che vengono in seguito uniti in post produzione. Non è un caso se in inglese si parla di photostitch, stitch infatti è una parola usata generalmente nel ricamo. La difficoltà tecnica in questo caso era duplice: da una parte le nuvole si muovevano in fretta, dall'altra bisognava considerare il traffico cittadino e scattare in modo che nessun mezzo venisse fotografato sul bordo del fotogramma, altrimenti questo avrebbe creato problemi in fase di giunzione delle foto. A rendere il tutto più difficoltoso si è aggiunto il fatto che avessi in prova in quei giorni la Fujifilm GFX100 II, una fotocamera ad altissima risoluzione che mi obbligava a fare tutto perfettamente o i problemi sarebbero emersi solo una volta tornati a casa senza grandi possibilità di recupero dei dettagli.
Facendo attenzione sono riuscito a realizzare quel che volevo e sono anche molto soddisfatto del risultato finale.



Test dell'obiettivo Fujinon GF 20-35mm f/4 R WR

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: TestFujifilmFujinonGF 20-35mm f/4 R WRFotografiamo.netLarge Format
Ho pubblicato questa mattina il test dell'obiettivo per mirrorless Large Format Fujinon GF 20-35mm f/4 R WR. Per leggerlo clicca qui.



Test della fotocamera Canon EOS R1

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: TestCanonEOS R1Fotografiamo.netFull Frame
Ho pubblicato questa mattina il test della mirrorless ammiraglia Canon EOS R1. Per leggerlo clicca qui.




Vi racconto una foto #18 / Pochi metri possono fare una grande differenza

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoPonzaChiaia di LunaIsole PontineIsole Ponziane

Quando pubblicai per la prima volta questa foto di Chiaia di Luna molti mi chiesero perché avessi scritto che scattare quella fotografia fu più difficile umanamente che tecnicamente e risposi brevemente, ma oggi vorrei raccontarvi più in dettaglio quale fu il motivo.

Ho scattato questa e altre fotografie nel 2018, dopo circa 17 anni che non tornavo ad ammirare questo splendido panorama. Nel settembre del 2001 infatti ero in vacanza a Ponza con la mia fidanzata, era la nostra prima vera vacanza insieme e andammo a Chiaia di Luna per passare il pomeriggio. All'epoca la spiaggia si poteva ancora raggiungere attraverso il passaggio scavato nella roccia dagli antichi romani per raggiungere l'altra parte dell'isola, oggi è in parte crollato e non è mai stato ripristinato. Chiaia di Luna infatti si trova dalla parte opposta dell’isola rispetto alla cittadina e il passaggio venne scavato non perché ai romani piacesse farsi il bagno lì o ammirare il panorama, ma perché quando il mare si agitava nel porto principale ed era impossibile rientrare in porto si poteva stare sicuri che a Chiaia di Luna il mare fosse calmo.
Si tratta di una spiaggia larga appena pochi metri e a forma di falce di luna che si trova sotto una falesia altissima, proprio queste caratteristiche la rendono particolarmente spettacolare. Quel giorno stendemmo il telo da spiaggia in attesa di farci il bagno e subito dopo essermi sdraiato guardai verso l’alto, osservando la parete verticale sopra di me, fragile e non protetta, mi accorsi che una metà della falesia era assicurata con una rete e l'altra metà no. Allora mi alzai per guardare meglio e mi accorsi che noi eravamo in una zona della spiaggia teoricamente interdetta, la cui recinzione era stata divelta probabilmente dai turisti nei giorni precedenti e di cui erano rimasti giusto pochi brandelli all'altezza proprio della falesia, ma che era così rovinata che inizialmente nemmeno ci eravamo accorti della sua esistenza. Da persona abituata a frequentare la montagna ho imparato che non esiste un eccesso di prudenza in questi casi, esiste solamente la prudenza e che questa a volte può salvarti la vita. Fu così che guardai la mia fidanzata e le dissi che secondo me sarebbe stato meglio spostarsi sotto la parete assicurata. Si trattava di spostarsi di pochi metro, in un luogo dove c'erano sicuramente più persone, anche perché lì c'era l'unico punto di ristoro, ma venne con me.

Non ricordo se avevamo appena fatto il bagno o dovevamo ancora farcelo quando una piccola parte della falesia venne giù. Sentii un rumore fortissimo della roccia che si sbriciolava e poi crollava pesantemente sulla spiaggia. Un rumore che fino ad allora avevo sentito solo in qualche film. Durò pochi istanti, ma fu tremendo. La vera differenza con quanto si vede in un film è la velocità alla quale si svolgono questi eventi. Noi siamo abituati a vederli al rallentatore, sembra che ci sia il tempo per fare qualcosa, per avere un pensiero razionale e muoversi di conseguenza, invece non è assolutamente così. Tutto avviene in così pochi istanti che niente potrebbe realmente  garantirvi la salvezza.

Una volta finito tutto mi voltai a vedere cosa fosse successo e quando la coltre di polvere si depositò a terra notai che alcuni massi erano caduti sulla spiaggia esattamente nel punto in cui ci eravamo fermati inizialmente. Quel giorno fummo fortunati a non aver alcun problema, altri turisti che erano in quella zona ebbero problemi tutto sommato relativi, ma una donna venne colpita ad una gamba da una pesante roccia e fu trasportata via in barella non riuscendo a muoversi. Purtroppo poi, dopo essere stata trasportata con l’elisoccorso verso un ospedale sulla costa, morì durante la notte. Noi eravamo salvi solo per una precauzione suggerita dalle mie esperienze pregresse in montagna, luogo nel quale ho imparato che la prudenza può fare la differenza fra tornare a casa sano e salvo oppure no.

Per questo motivo tornare a osservare e fotografare questo splendido panorama mi provoca ancora oggi forti emozioni, perché lì tutto quel che è venuto dopo nella mia vita sarebbe potuto non accadere mai se non avessi deciso di spostare l'asciugamano di appena qualche metro.



Vi racconto una foto #17 / L’elezione di Papa Francesco

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoRomaPapa FrancescoCittà del Vaticano

Questa mattina alle 7:35 è venuto a mancare Papa Francesco. Mi fa piacere ricordarlo raccontandovi la storia di questa mia fotografia che lo immortala al suo primo affaccio dalla loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro, la sera del 13 marzo del 2013.

Come di certo ricorderete Papa Benedetto XVI si dimise dal suo incarico di papa e il 28 febbraio 2013 fu il suo ultimo giorno da pontefice, a seguito di questo evento iniziò il cosiddetto periodo di sede vacante che portò al conclave e alla successiva elezione di Papa Francesco. In quei giorni passai molto tempo in Piazza San Pietro aspettando la cosiddetta “fumata bianca”, ma, nonostante le ore perse in piazza in attesa dell'evento, si susseguirono non meno di 3 fumate nere consecutive, che fotografai.

Non avendo idea su quando sarebbe arrivata l'attesa fumata bianca il pomeriggio del 13 marzo andai in palestra e poco dopo il mio ritorno vidi in televisione il camino della Cappella Sistina che emetteva una chiara fumata bianca. Presi l'attrezzatura fotografica, che tenevo già pronta in uno zaino vicino la porta di casa per essere pronto a ogni evenienza e uscii di corsa. La gente affluiva in Piazza San Pietro da ogni direzione e mettermi in fila per passare i metal detector sarebbe stata una perdita di tempo che non potevo permettermi perché avrei rischiato di riuscire a entrare troppo tardi. Fu così che, sfruttando il caos che regnava in zona, scavalcai una ringhiera ed entrai in Piazza San Pietro di straforo. Mi avvicinai il più possibile e, visto che il sole era tramontato da tempo, usai come cavalletto di fortuna la spalla della mia dolce metà per scattare qualche fotografia. È così che riuscii a portare a casa una piccola serie di fotografie di questo evento, tra le quali questa.
Partecipare a queste cerimonie è emozionante perché ci si sente nel mezzo di un evento che rimarrà nella storia e poter portare a casa una fotografia è una soddisfazione immensa.



Vi racconto una foto #16 / Cosa ci fa la Ferrari di Niki Lauda a Trastevere?

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoFerrari312TRomaMuseo dell’Agenzia delle Dogane e dei MonopoliTrastevere

Questa foto racconta un’avventura bizzarra che mi è capitata qualche tempo fa e che ha senso pubblicare solamente in questa rubrica nella quale racconto aneddoti inerenti la mia vita professionale. Per lavoro quel giorno dovevo andare a fare delle foto in via di San Crisogono, nel quartiere Trastevere, a Roma. Scesi dal tram a Piazza Mastai e per raggiungere il luogo di lavoro avrei dovuto fare solo pochi passi a piedi, ma nel corso di questo breve tragitto, come un vero e proprio miraggio, mi è apparsa di fronte la Ferrari 312 T con la quale Niki Lauda vinse il suo primo mondiale nel 1975 esposta in una vetrina. Non potevo crederci, per quale motivo quella Ferrari storica si trovava a Roma? Essendo in anticipo di un buon quarto d’ora mi sono avvicinato alla vetrina e mi sono accorto che quello spazio apparteneva all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e che si trattava in definitiva di un piccolo museo.
L’entrata era libera e sono ovviamente entrato di corsa per vederla da vicino, ma avvicinandomi ho subito notato che c’era qualcosa di strano nelle forme di quella macchina da Formula 1. Ho così scoperto che si trattava di un falso sequestrato al confine con la Svizzera nel 2021 durante un controllo. L’auto è infatti una replica ben eseguita e dotata di motore elettrico, ma il fatto che nel contagiri fosse riportata la scritta “Ferrari” ha fatto sì che si potesse considerare replica non autorizzata di un marchio registrato e quindi l’auto è stata posta sotto sequestro e portata a Roma per essere esposta in questo strano museo che contiene altre interessanti curiosità.



Vi racconto una foto #15 / Attenzione, pericolo di caduta

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: RomaNevicata del 26 febbraio 2018Piazza di SpagnaFontana della Barcaccia


La sera del 25 febbraio 2018, prima di andare a dormire, preparai lo zaino con l'attrezzatura fotografica con la speranza che le previsioni meteorologiche che avevo visto la sera a cena si rivelassero esatte. Infatti per quella notte e fino a metà mattina del 26 febbraio era prevista una fitta nevicata sul Lazio che avrebbe potuto portare la neve fino a Roma. È con questa premessa che per la prima volta in vita mia a fianco dello zaino ho preparato le scarpe da neve per un'uscita fotografica a Roma.

La mattina, ancor prima dell'alba, sentii degli strani rumori provenire dall'esterno. Mi alzai e vidi che stava nevicando copiosamente e che c'erano almeno una decina di centimetri che si erano già posati sul terreno, così mi vestii in fretta e uscii con tutta la mia attrezzatura intorno alle 6:00 del mattino. Il freddo era intenso, in strada non c'era praticamente nessuno perché era impossibile transitare senza catene e incontrai solo un signore molto ottimista che stava provando a uscire con il motorino. Percorse forse 10 metri prima di farne altrettanti strisciando per terra. Mi avvicinai per aiutarlo, ma si rialzò da solo e mi disse che forse per quella mattina era meglio tornare tutti a casa. Pensai che forse avrebbe potuto intuirlo anche prima, d'altra parte se in Scandinavia sulla neve preferiscono usare le motoslitte ai motorini un motivo ci sarà, ma al contrario dell’avventato signore pensai che per me tornare a casa in un'occasione del genere sarebbe stato un errore che avrei rimpianto per chissà quanti anni, forse per sempre.

Mi rimisi in marcia con una nevicata fittissima e un freddo polare e feci parecchie fotografie, ma intorno alle 9:00 iniziai ad accusare la stanchezza e la fame per aver già percorso oltre una decina di chilometri sotto la neve e senza aver fatto una vera colazione pur di uscire il prima possibile. Ero in prossimità di Piazza di Spagna, così approfittai dell'unico posto aperto in zona, il McDonald's di via dei due Macelli, il secondo ad aprire in Italia. A quell’ora si cominciava a vedere qualcuno in giro, ma nelle tre ore precedenti avevo incontrato veramente poche persone. Scattai la foto che vedete pensandola già in bianco e nero perché la trovavo molto più adatta alla situazione che stavo vivendo in quel momento.
Entrai e ordinai la mia colazione e mi misi seduto nell'ampia sala nella quale c'ero solamente io in quel momento.

Feci colazione godendomi per un po' il caldo della sala e la colazione, quando a un certo punto vidi uno degli inservienti posare un cartello giallo a terra, ma lì per lì non ci feci caso più di tanto e continuai a mangiare. Una volta finito ripresi il vassoio e mi accorsi che il cartello era quello che indicava di fare attenzione al pavimento bagnato e che la causa del pavimento bagnato ero io. Avevo raccolto così tanta neve sulla giacca e sull'attrezzatura che il caldo della sala l'aveva rapidamente sciolta e si era creata una larga pozza tutto attorno a me.

Mi sentii un po' in colpa e mi scusai col ragazzo che aveva posizionato il cartello poco prima e che era pronto ad asciugare e ci fermammo a scambiare due chiacchiere su quanto fosse surreale quella situazione. Lo salutai e ricominciai il mio tour fotografico per la capitale imbiancata, ma dopo quella piccola avventura fu più semplice perché avevo finalmente messo qualcosa nello stomaco e perché nel frattempo aveva smesso di nevicare.

Quel giorno feci decine di chilometri con la pesante attrezzatura sulle spalle e quando tornai a casa dovetti mettere il ghiaccio sulle ginocchia per riprendermi, ma fu tutto sommato semplice trovarlo perché bastò prendere quello residuo che si era conservato sul balcone di casa.



Vi racconto una foto #14 / La Risiera di San Sabba, una storia troppo poco tramandata

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoRisiera di San SabbaTriesteGiorno della memoriaSeconda guerra mondiale
Nel giorno della memoria vi mostro l'interno di un luogo poco conosciuto dalla maggior parte degli italiani, ma importantissimo per la storia della nostra nazione e per questo dichiarato monumento nazionale dal presidente Saragat nel 1965: la Risiera di San Sabba a Trieste.

Come suggerisce il nome, questo luogo nasce come stabilimento industriale per la lavorazione del riso alla fine dell'800, ma poi, negli anni, venne trasformato più volte a scopo militare. Prima venne utilizzato come caserma del Regio Esercito Italiano e, in seguito all'occupazione del territorio da parte dell'esercito tedesco, fu utilizzato come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre 1943 (Stalag 339). In seguito i nazisti lo trasformarono in Polizeihaftlager, cioè un campo di detenzione e di polizia, una delle realtà tipiche dell’universo criminale nazista. Servì in particolare ad eliminare gli appartenenti alla Resistenza operanti nel Litorale Adriatico, ma altrettanto importante fu la sua funzione di campo di transito per gli ebrei della regione destinati ai campi di sterminio.

È l'unico campo di concentramento italiano ad aver avuto al suo interno anche un forno crematorio, inaugurato nel 1944, e quindi a essere stato anche un luogo di sterminio di non meno di 2000 persone, ma una cifra più credibile parla di almeno 3000 persone uccise qui, mentre sembrano esagerate le 5000 ipotizzate da qualcuno. La maggior parte delle vittime erano ostaggi, partigiani e detenuti politici italiani, sloveni e croati, ma si sa per certo che almeno 28 ebrei furono uccisi qui perché ritenuti in condizioni di salute troppo precarie per poter affrontare il viaggio in treno verso altri campi.

L’edificio del forno crematorio e la sua ciminiera vennero fatti saltare in aria dai nazisti in fuga nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945 con la dinamite, fu un tentativo per eliminare le prove dei crimini da loro commessi. Tra le macerie sono state rinvenute ossa e ceneri umane raccolte in tre sacchi di carta del tipo normalmente utilizzato per il cemento.

Dopo aver visitato il ben curato museo realizzato all'interno della Risiera potete immaginare con quale umore abbia scattato delle fotografie di questo luogo e per quale motivo abbia aspettato anni prima di condividerle e perché abbia deciso di farlo proprio oggi.



Vi racconto una foto #13 / Una storia di pizze e arcobaleni

Gianluca Laurentini - Fotografia di paesaggio e di viaggio
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Tags: Vi Racconto Una FotoLago di ScannoParco Nazionale d'Abruzzo Lazio e MoliseAbruzzoMontagnaArcobaleno

Se dovessero raccontarvi la genesi di questa fotografia alcuni fotografi che conosco sono sicuro che lo farebbero inventando una storia ai limiti dell'eroico. Ricordo ancora un noto e bravo fotografo che raccontò della sua passeggiata verso il Lago del Sorapiss al pari di un'avventura himalayana che avrebbe fatto invidia a Messner. E, se non ci siete mai stati, vi posso assicurare che il Lago del Sorapiss viene raggiunto da molte famiglie con bambini. A mio avviso invece è molto più interessante raccontare i fatti reali per come si sono svolti, anche perché aiutano a dimostrare una volta in più che Ross Brawn - direttore tecnico della Ferrari dei tempi di Schumacher - aveva ragione quando diceva che la fortuna non esiste, ma la fortuna consiste nel duro lavoro per farsi trovare preparati quando succede qualcosa di imprevedibile. Può sembrare una frase scontata, ma è assolutamente vero che se nel quando ci si trova al posto giusto e al momento giusto non ci si fa trovare preparati, allora la fortuna, in fotografia come in Formula 1, semplicemente non esisterà.

Quel pomeriggio aveva piovuto molto nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ed era stato impossibile fare qualsiasi tipo di attività in sicurezza all'esterno. Un buon momento per riposarsi e leggere un libro, almeno nelle ore in cui mio figlio era impegnato con il riposino pomeridiano. In quei giorni mi trovavo infatti in vacanza con la famiglia e avevamo preso in affitto una casa sulle rive del Lago di Scanno, un posto da sogno nonostante la casa fin troppo "rustica". La sera per fortuna iniziò a spiovere e decisi di andare a comprare delle pizze per cena e qui entra in ballo il discorso sulla fortuna che ho fatto in apertura, infatti non so quanti di voi sperando che si verifichino buone condizioni per fotografare vadano a comprare le pizze portando in macchina la propria reflex e il cavalletto. Io in questo caso l'ho fatto. D'altra parte dopo la pioggia il cielo spesso regala belle sorprese e conviene farsi trovare preparati.

Uscii per andare a prendere le pizze in una pizzeria trovata su Google Maps e, uscito dal locale, mi accorsi che non solo aveva smesso definitivamente di piovere, ma il cielo si stava aprendo e ciò poteva portare a un buon tramonto. Quando ero ormai prossimo all’appartamento guardai nello specchietto retrovisore e vidi che si stava formando un arcobaleno. Parcheggiai la macchina al volo e, prendendo l'attrezzatura fotografica che avevo portato con me e lasciando le pizze sul sedile, mi affrettai a scendere sulla sponda del lago. Tutto l'evento durò pochi minuti, ma proprio nel momento in cui l'arcobaleno era al suo apice e si cominciò a intravedere un accenno di secondo arcobaleno io ero quanto più vicino possibile alla superficie del lago con la macchina fotografica pronta a scattare sul cavalletto, così feci in tempo a realizzare giusto un paio di fotografie buone prima che l'arcobaleno sparisse.

Se ve lo state chiedendo tutto l’evento durò così poco tempo che le pizze rimasero abbastanza calde per la cena. Dunque si tratta di una storia a lieto fine non solo per me che ho così fotografato l’arcobaleno, ma anche per chi aspettava la cena a casa.



Gianluca Laurentini Photography
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