
Chi mi segue da tempo avrà notato che non sono un grande amante della presenza delle scie luminose a tutti i costi nelle fotografie. Nonostante scatti moltissime fotografie notturne per me, quando sono presenti le scie luminose, queste devono avere un senso e aiutare la composizione della fotografia in qualche modo, altrimenti è meglio non averle perché spesso rischiano di distrarre l'attenzione dal vero soggetto. In questo caso le scie luminose non hanno alcuno scopo, ma sono solo il ricordo di una spassosa vicenda capitata una sera d'estate e che mi fa piacere raccontarvi.
Mi trovavo in una calda sera di agosto insieme a due amici al Quartiere Coppedè per scattare qualche foto. Il Coppedè è un quartiere di Roma poco conosciuto anche da molti romani, che purtroppo si può fotografare con calma solo quando la maggior parte delle persone sono in vacanza, altrimenti è quasi impossibile portare a casa un'immagine senza macchine parcheggiate, spesso anche in doppia fila.
Una volta arrivati sul posto io e i miei amici iniziammo a fotografare, anche se solo una parte dell'illuminazione stradale era già accesa, per la rimanente parte sarebbe servita almeno un'altra ora di attesa ed è per questo che vedete lo sfondo così buio.
A un certo punto arrivò un tizio con un SUV della Maserati argentato. Penso fosse un Maserati Grecale nuovo di pacca, ma comunque non è così importante il modello. Parcheggiò davanti al Palazzo del Ragno, in una posizione in cui non sarebbe stato possibile non averlo in mezzo all’inquadratura da praticamente qualsiasi punto, quindi smettemmo di fotografare aspettando che ripartisse. L'uomo dopo aver fatto sfoggia dei suoi abiti firmati scendendo dall'auto, tornò al suo interno, accese la macchina e iniziò a far salire i giri del motore senza un vero senso, solo per attirare l’attenzione.
Eravamo perplessi, non capivamo cosa stesse succedendo e ci infastidiva un po' l'idea di dover aspettare un tempo indefinito, quando a uno dei miei amici venne in mente un'idea a metà tra il colpo di genio e la trovata che in un film americano ti fa ritrovare fatto a pezzi nel bagagliaio di un'auto abbandonata una settimana dopo i fatti. Per farla breve si avvicinò all'uomo in macchina e quando ancora era piuttosto lontano l'uomo esclamò: "ti piace la macchina, eh?!"
"Moltissimo", rispose. Poi proseguì: "noi stiamo facendo delle foto, potresti fare qualche giro intorno alla fontana per noi?"
L'uomo era chiaramente a digiuno di fotografia, ma era talmente egocentrico che si sentì onorato di tanta attenzione. Devo ammettere il mio scetticismo per quella trovata, ma il tizio maseratimunito iniziò a girare attorno alla Fontana delle Rane per noi. A quel punto scattai la foto che vedete più come ricordo della serata che altro.
L'uomo fece 3, 4, 5 e più giri della fontana, poi si fermò di fronte a noi e ci chiese: "è venuta bene la macchina?"
"Benissimo!", fu la nostra risposta all'unisono, mentre dentro di me speravo che non ci chiedesse di vedere le foto scattate perché l'unica cosa che non si sarebbe mai potuta vedere in quegli scatti era proprio la macchina. L'uomo per fortuna aveva già soddisfatto il suo desiderio di essere notato e partì sgommando per non tornare più, lasciandoci il campo libero per ricominciare a fotografare in tutta tranquillità.